revolution@csquare.it

Economia Circolare: il Contesto Europeo e Nazionale

Economia Circolare: il Contesto Europeo e Nazionale

Preso confidenza con gli obiettivi e il modello dell’ “Economia Circolare” iniziamo dunque a capire come l’UE e di conseguenza l’Italia stiano cercando di adeguarsi e affrontare la tematica dell’Economia Circolare.

L’approccio dell’Unione Europea

L’Europa ha iniziato ad approcciarsi all’Economia Circolare già dal 2014 con la comunicazione “Verso un’economia circolare: programma per un’Europa a zero rifiuti”. Ad essa si accompagnava una proposta di modifica delle direttive in materia di rifiuti urbani, di imballaggio e di conferimento in discarica dei rifiuti riciclabili.

A fine 2014 il neo presidente della Commissione Europea Junker ha proposto una revisione del pacchetto sull’Economia Circolare presentato il 2 dicembre 2015 in una seduta plenaria del Parlamento Europeo.

Il nuovo pacchetto si focalizza sui rifiuti e sulle azioni di sensibilizzazione e promozione dell’Economia Circolare che coinvolgono tutti gli attori della filiera. Le aree sulle quali le nuove direttive si sono concentrate riguardano soprattutto: plastica, rifiuti alimentari, materie prime critiche, costruzione e demolizioni, biomassa e prodotti bio-based.

Il pacchetto e le Direttive

Il pacchetto è composto dalla comunicazione “L’anello mancante – Piano d’azione dell’Unione europea per l’economia circolare” e da proposte legislative per la revisione delle seguenti direttive UE su:

i Rifiuti 2008/98/EC;

gli imballaggi e i rifiuti da imballaggio 1994/62/EC;

i rifiuti da apparecchiature elettriche e ed elettroniche (Direttive 2000/53/EC relativa ai veicoli fuori uso, 2006/66/EC relativa a pile e accumulatori e 2012/19/EU sui rifiuti di apparecchiature elettriche e elettroniche (RAAE);

le discariche 1999/31/EC.

Le nuove direttive sono in vigore dal 4 luglio 2018 e gli Stati membri devono impegnarsi a recepirle entro il 5 luglio 2020.

Obiettivi

Gli obiettivi del nuovo pacchetto sull’Economia Circolare sono:

  • Riciclare almeno il 55% di rifiuti urbani domestici e commerciali non oltre il 2025
  • Riconvertire minimo il 65% di materiali da imballaggio entro il 2025 e il 70% entro il 2030
  • Ridurre gli sprechi alimentari del 30% entro il 2025 e il 50% entro il 2030
  • Portare al di sotto del 10% l’utilizzo delle discariche entro il 2035
  • Introduzione della raccolta differenziata per le seguenti tipologie di rifiuti:
  • Rifiuti pericolosi domestici (es. vernici, pesticidi, solventi) entro il 2022
  • Umido e rifiuti organici entro il 2023
  • Rifiuti tessili entro il 2025

Il contesto nazionale

Il Senato della Repubblica il 2 Febbraio del 2016, con la legge di stabilità 2016, ha disposto l’entrata in vigore del Collegato Ambientale. Esso contenente disposizioni in materia di normativa ambientale per promuovere la green economy e lo sviluppo sostenibile.

Di seguito alcune delle principali novità:

  • Fondi per la mobilità sostenibile. Sono stanziati 35 milioni di euro a favore dei comuni con più di 100 mila abitanti, per finanziare progetti di mobilità sostenibile.
  • Norme contro l’abbandono di rifiuti di piccolissime dimensioni. Sono introdotte nel d.lgs. 152 del 2006 (cd. Codice dell’Ambiente) nuove norme per contrastare il fenomeno dell’abbandono di mozziconi di sigarette e rifiuti di piccolissime dimensioni.
  • Raccolta differenziata. Le Regioni potranno promuovere incentivi economici a favore dei comuni che incrementano la raccolta differenziata e riducono la quantità dei rifiuti non riciclati. Avranno la possibilità di avviare campagne di sensibilizzazione per la riduzione, il riutilizzo ed il massimo riciclo dei rifiuti.
  • Vuoto a rendere. E’ reintrodotto il vuoto a rendere nei bar e ristoranti, per i produttori di birra e acqua minerale.
  • Marchio “Made Green in Italy”. E’ istituito il nuovo marchio volontario “Made Green in Italy” per indicare l’impronta ambientale dei prodotti. Chi compra potrà privilegiare il “chilometro zero” certificato e le produzioni agricole e industriali sostenibili.

L’End of Waste in Italia

Lo sviluppo dell’Economia Circolare ha inoltre visto un brusco freno quando il Consiglio di Stato ha sancito(sentenza n.1229) che il potere di definire la cessazione della qualifica del rifiuto (“End of Waste”) non spetta più alle Regioni. Pertanto solo l’UE e il Ministero dell’Ambiente possono stabilire quando un rifiuto finisce di essere tale e diventa un prodotto.

Per superare questa empasse il Governo ha proposto, senza successo, nel corso del 2018 un emendamento al DL Semplificazioni e uno alla legge di Bilancio.

Il 9 gennaio 2019 è stato depositato in Senato un nuovo emendamento al DL Semplificazioni dunque il fine è di definire i criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto e per la loro attuazione da parte delle autorità competenti, ossia le Regioni.

Conclusioni

Nonostante gli adeguamenti, la strada da percorrere per l’Italia è ancora lunga per ottenere un quadro normativo completo.

L’esigenza di semplificare le procedure per il riciclo, normative contraddittorie e la mancanza di una regolamentazione sulla qualità del trattamento rendono il quadro normativo nazionale ancora inadeguato.

Secondo Legambiente, riviste le norme sulle materie prime seconde, sull’“End of Waste” e sulla semplificazione delle procedure autorizzative per il riciclo differenziato, l’Italia raggiungerà i primi posti nell’Europa dell’Economia Circolare.

Tags: , , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *