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Il valore economico e occupazionale dell’Economia Circolare

Il valore economico e occupazionale dell’Economia Circolare

Tre sono i benefici che l’adozione di un modello di Economia Circolare ha, ovvero: economico, occupazionale e ambientale, nel presente articolo tratteremo i primi due.

LE ESTERNALITA’ NEGATIVE

Laddove l’equilibrio tra quantità domandata e offerta determinato dal prezzo non coincida con l’ottimo socialmente desiderabile si è di fronte a uno dei fallimenti del mercato: le esternalità ambientali negative. Esse sono connesse sia all’eccessivo utilizzo di materie prime nonchè agli impatti legati alla fase di produzione come le emissioni in atmosfera e gli scarichi idrici.

Tali esternalità sono generate dal fatto che chi produce un impatto ambientale sulla collettività, anche non intenzionalmente, non ne sostiene l’intero costo.

LE POSSIBILI AZIONI DA INTRAPRENDERE

Il rapporto “Finanziare il Futuro – Rapporto del Dialogo Nazionale dell’Italia per la finanza sostenibile” (MATTM&UN Environment, 2017) indica una serie di azioni volte a favorire forme di produzione sostenibili, incluse l’innovazione finanziaria (es. obbligazioni verdi) e la maggiore trasparenza sui mercati (rendicontazione di informazioni non finanziarie delle imprese).

Per ripristinare l’equilibrio tra domanda e offerta, tenendo in dovuta considerazione l’ottimo socialmente desiderabile, e favorire la transizione verso tecnologie meno impattanti, si può intervenire con diversi strumenti “internalizzando” i costi esterni: ad esempio tassazione sulle emissioni di carbonio (carbon tax), sullo smaltimento in discarica (landfll tax), sull’inquinamento in generale (pollution tax).

RIDURRE L’APPROVVIGIONAMENTO DALL’ ESTERO

Per un Paese povero di materie prime come l’Italia, utilizzare e riusare materiale riciclato generato internamente permetterebbe di essere meno dipendenti dall’approvvigionamento estero e meno vulnerabili alla volatilità dei prezzi.

La ridotta dipendenza dall’estero e la razionalizzazione dei sistemi produttivi, consente di ottimizzare i costi delle attività produttive con benefici sia per le imprese che per i cittadini, con conseguente impatto positivo anche sulla competitività internazionale fondata su maggiore qualità a prezzi inferiori.

ALCUNE CIFRE DELL’ECONOMIA CIRCOLARE

Secondo alcune stime della Ellen McArthur Foundation, l’Europa può trarre vantaggio dell’Economia Circolare per creare un beneficio netto di 1.8 trilioni di € entro il 2030, ovvero 0,9 trilioni di € in più rispetto all’attuale modello di Economia Lineare. A questo si accompagnerebbe un aumento di 3.000 euro del reddito delle famiglie da qui al 2030, una riduzione del costo del tempo perso per congestioni stradali del 16%.

L’INTERVISTA A SIMONA BONAFE’

In un’intervista al magazine Vita, l’europarlamentare Pd Simona Bonafè, relatrice per il Parlamento Europeo delle quattro direttive sull´Economia Circolare riassume così i vantaggi dell’Economia Circolare: “…, 600 miliardi di risparmi annui per le aziende, 617 milioni di tonnellate di Co2 in meno entro il 2035, bollette sui rifiuti più leggere. Questo significa ridurre anche la pressione sul nostro pianeta per l’utilizzo delle materie prime e passare da un modello economico lineare a un modello in cui la crescita diventa sostenibile”.

ALCUNI DATI

In relazione a ciò la Commissione Europea rileva che:

  • se il 95% dei telefoni cellulari fosse raccolto si potrebbero generare risparmi sui costi dei materiali di fabbricazione pari a oltre 1 miliardo di €;
  • il passaggio dal riciclaggio alla rimessa a nuovo dei veicoli commerciali leggeri, i cui i tassi di raccolta sono già elevati, potrebbe far risparmiare materiali per oltre 6,4 miliardi di € l’anno (circa il 15% del bilancio per i materiali) e 140 milioni in costi energetici, riducendo inoltre le emissioni di gas a effetto serra di 6,3 milioni di tonnellate.

LAVORARE NELL’ECONOMIA CIRCOLARE

I benefici dell’Economia Circolare riguardano anche la questione occupazionale, infatti l’approccio a questo nuove modello economico comporta l’introduzione di nuove figure professionali.

Pertanto è necessario investire nella formazione di queste figure specializzate (a livello sia progettuale che operativo), cosicchè diventino mezzo e al tempo stesso beneficiari del processo economico orientato alla circolarità. In un momento storico difficile come quello attuale, in termini di creazione di nuova occupazione, l’economia circolare può aprire nuovi scenari professionali nonché ridurre l’esodo di giovani italiani all’estero.

L’OCCUPAZIONE IN CIFRE

La circular economy dovrebbe creare in Europa fino a 2,8 milioni di posti di lavoro, 500 mila solo in Italia. Accenture l’ha definita come la più grande rivoluzione (e opportunità) nell’organizzazione dei processi produttivi e dei consumi dei prossimi 250 anni. Richiede un passaggio organizzativo e culturale non indifferente, ma i vantaggi a cui può condurre sono davvero notevoli, sia in termini di ambiente naturale che di ambiente economico.

L’adozione dei principi dell’Economia Circolare richiede uno sforzo notevole, quello di rivedere da zero interi processi industriali e riprogrammarli in un’ottica circolare di recupero totale.

OLANDA ESEMPIO VIRTUOSO

Amsterdam, tra le città più evolute e impegnate al mondo sul tema della Circular Economy (vd. Articolo “Amsterdam – La capitale della Circular Economy”) dichiara che la Circular Economy offrirà moltissime opportunità nei prossimi anni agli studenti universitari, sia in ambito aziendale che imprenditoriale. Attualmente in Olanda 810mila posti di lavoro sono nell’economia circolare.

LE OCCUPAZIONI CIRCOLARI

Tra i profili professionali che serviranno ci sono senza dubbio i design thinker: figure che avranno la capacità di valutare i collegamenti e le interazioni tra le imprese, o tra imprese e governo, tra imprese e consumatori.

Esistono poi una serie di professioni tradizionali come il designer di prodotto, piuttosto che di impianti industriali, l’ingegnere, l’architetto, ecc che dovranno incorporare i principi della circular economy.

Altrettanto fondamentali saranno le competenze digitali, ma anche le competenze tecnologiche in senso più ampio come la meccanica, la conoscenza dei materiali e dei loro comportamenti, lo studio di nuovi materiali e di riciclo degli stessi. La chimica sarà molto importante per studiare nuove tecniche per la lavorazione e il riciclo delle materie prime seconde.

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