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Quale sara’ il ruolo dei big brand nell’Economia Circolare?

Quale sara’ il ruolo dei big brand nell’Economia Circolare?

Il business model D2C

Milk&More, Casper, The Honest Company, Dollar Shave Club sono tutti brand che la maggior parte di noi ancora non conosce. Eppure Dollar Shave Club e’ stata recentemente acquisita da Unilever per $1bln, Casper a tre anni dalla sua nascita fattura $600mln. Questo e’ alla base di una transizione in corso, dal B2C o B2B2C al D2C (Direct to Consumer). Questo modello di business, oltre ad avere ottime marginalita’, ha anche la caratteristica di mettere in contatto diretto produttore e consumatore, il che rappresenta un tassello fondamentale per attivare gran parte dei cicli legati all’Economia Circolare. In questo articolo esaminiamo come il D2C rappresenta una transizione da un modello lineare ad uno “leale” e quale puo’ essere il ruolo di nuovi e big brand nell’Economia Circolare.

D2C e’ un termine che sta prendendo sempre piu’ piede nell’economia globale. Fino a qualche anno fa si parlava di piccole startup con prodotti e metodi di distribuzione di nicchia. Ma nel 2018 le 15 top D2C brand hanno raccolto investimenti per $2.2mld.

Nel modello D2C uno dei fattori vincenti e’ la possibilita’ di creare un rapporto diretto, di fiducia, con il consumatore. Eliminare gli intermediari vuol dire aumentare i margini, imparare le abitudini dei clienti, poter essere un singolo punto di riferimento.

La trasformazione circolare di Milk&More

Lo scorso anno Milk&More ha investito circa €7.5mln in veicoli elettrici per poter soddisfare le richieste di 40,000 nuovi clienti solo in UK. Il 90% di questi clienti ordina latte e succhi di frutta che vengono consegnati in bottiglie di vetro. Milk&More ritira le bottiglie vuote e le utilizza in media 25 volte prima di riciclarle al 100%.

Questa e’ l’essenza di una transizione all’Economia Circolare avvenuta con successo, un business che crea valore economico (ora parte del gruppo Mueller) ed un impatto positivo sull’ecosistema. Milk&More ha rimpiazzato con successo un modello basato sul take-make-dispose con un sistema che valorizza le risorse, le riusa e le ricicla, il tutto alimentato da fonti energetiche sostenibili rispettando i 4 Pilastri.

Da lineare a leale

Prendendo spunto dal modello D2C l’Economia Circolare e’ in grado di avvicinare ancora di piu’ un brand ai suoi clienti. Guardando ad un futuro non troppo lontano il modello D2C potra’ non solo occuparsi di consegnare latte in vetro, prodotti per il benessere o materassi, ma ritirare direttamente e con la stessa catena di distribuzione le bottiglie di latte e shampoo vuote, le lamette usate. I cibi pronti potranno essere consegnati in contenitori riutilizzabili, che possono poi essere nuovamente raccolti nel momento di consegna di nuovi prodotti. Spingendoci ancora piu’ in la’, seguendo il modello di TerraCycle, si potrebbe anche pensare di raccogliere rifuiti non riciclabili o di difficile gestione piuttosto che i fondi di caffe’ da utilizzare per alimentare i furgoni delle consegne.

Tutto cio’, oltre a creare un legame molto forte con quel brand, sarebbe anche economicamente vantaggioso per il consumatore al quale potra’ essere riconosciuto un reward o uno sconto.

Il futuro dei grandi brand

Unilever, Coca-Cola, P&G, sono solo alcuni dei grandi brand che stanno investendo in questo modello per poter prendere il controllo dell’intera catena. Allo stesso tempo queste aziende stanno investendo in packaging sostenibile, come il progetto LOOP.

Allo stesso tempo anche altri settori, come il fashion, stanno lavorando con la stessa visione indirizzata al nostro abbigliamento quotidiano. Cosi’ da poter creare link piu’ forti con i consumatori e soprattutto potersi spostare dal modello legato al vendere un capo d’abbigliamento a prezzi bassi e con margini contenuti. Il D2C applicato al fashion permetterebbe infatti a brand come Zara, H&M, M&S di sfruttare in maniera molto piu’ profittevole il valore del singolo capo potendolo quindi riutilizzare, rivendere, affitare ad altri clienti. Un ottimo esempio di tale modello e’ Rent the Runway, un business che fattura quasi €1mld.

E’ chiaro quindi che la posta in gioco e’ molto alta, ma per aggiudicarsela ci sara’ bisogno di un cambio sostanziale di processi e modelli di business. Si dovra’ passare dal considerare il cliente come utente e non piu’ come consumatore. Il brand dovra’ porsi come fornitore di accesso ad un bene o ad un servizio e non solo come un degli “n” fornitori di prodotti nella sempre piu’ popolata corsia del supermercato dove la guerra si gioca sul prezzo e non sul servizio.

Questo probabilmente portera’ anche ad avere meno brand e la competizione con gli online distributors, come Amazon e Alibaba, sara’ forte. Probabilmente anche aziende come Google si lanceranno nella corsa, ma i vincitori saranno i brand che riusciranno a creare piu’ fiducia con gli utenti. I brand che faremo “entrare” nelle nostre case in maniera piu’ confortevole e fidata e che si prenderanno cura di piu’ aspetti della nostra vita (dal latte agli scarti) saranno probabilmente quelli che vinceranno questa gara.

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Una risposta.

  1. Molto interessante.
    Credo che sia una delle vie d’uscita possibili, dallo strapotere degli online distributors, con il vantaggio di essere molto più sostenibile.

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