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Il cambiamento climatico nella Regione Artica ed affetti alle medie latitudini

Il cambiamento climatico nella Regione Artica ed affetti alle medie latitudini

La Terra è da sempre soggetta a cambiamenti climatici drastici: gli studi registrano lunghe ere glaciali intervallate da periodi più caldi e miti. Oggi però sembra che il nostro Pianeta si sta riscaldando molto più rapidamente di quanto sia mai accaduto e con conseguenze mai viste.

Prima di affrontare il tema degli effetti di questo rapido cambiamento climatico credo sia doveroso fare una breve premessa teorica su come funziona la regolazione della temperatura sul sistema Terra.

Il nostro Pianeta è un sistema termodinamicamente chiuso; questo vuol dire che scambia energia con lo spazio esterno solo attraverso processi di trasferimento di radiazione. La quantità di radiazione solare che riesce ad arrivare dallo spazio sulla superficie della Terra dipende dalla quantità di vapore acqueo nell’atmosfera. Invece, quella irradiata dalla Terra verso l’esterno, se incontra nubi di gas serra, rimbalza e viene riassorbita dalla superficie, dando origine al così detto “effetto serra”, una delle principali cause del riscaldamento globale.

Un altro potente processo in grado di favorire il cambiamento climatico è l’ice-feedback: un circolo vizioso per il quale i ghiacciai si sciolgono a causa del riscaldamento globale, aumentano il livello dei mari che a loro volta alimentano il processo di riscaldamento in quanto, a differenza dei ghiacci, sono una superficie che non riflette bensì assorbe le radiazioni del  sole.

Ma entriamo nel merito delle conseguenze economiche e sociali che questo cambiamento climatico porta con se.

Nella Regione Artica la sicurezza alimentare delle popolazioni autoctone è in pericolo a causa del cambio del flusso migratorio degli animali fonte di sostentamento per le comunità locali. Gli orsi polari si sono sostanzialmente ridotti sia nel numero che nelle dimensioni fisiche e molti cuccioli non raggiungono l’età adulta.

Secondo uno studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) lo scioglimento del permafrost -lo strato di terreno perennemente ghiacciato situato per lo più nelle zone artiche tra Siberia e Canada- rilascerebbe nell’atmosfera anidride carbonica e metano corrispondenti a 1400-1700 miliardi di tonnellate di carbonio. Per capire quanto sia grande questo numero, basti pensare che ogni anno le emissioni dell’uomo ammontano a circa 8,9 miliardi di tonnellate di carbonio.

UN GIRO ALLE MEDIE LATITUDINI

Nello stato dell’America centrale, El Salvador, quasi un quinto della popolazione che coltiva canna da zucchero ha malattie renali croniche. I ricercatori credono che la causa sia da attribuire alla forte disidratazione cui si va in contro lavorando in un clima decisamente più caldo rispetto a 20 anni fa.

Tutti i massicci ghiacciai della Francia si ritirano anno dopo anno in media di 5 metri; le coste si erodono e le raffiche di vento sono sempre più frequenti, intense e dannose.

In Asia il pericolo ha altre dimensioni: i ghiacciai dell’Himalaya forniscono acqua potabile a 2 miliardi di persone, ovvero un terzo della popolazione mondiale. Se lo scioglimento continua a questi ritmi non ci saranno più i ¾ dei ghiacciai entro 30 anni. Inoltre, a volte l’acqua dei ghiacciai satura le dighe, ed  alcuni grandi fiumi come il Gange esondando scatenano la loro forza distruttiva sulle regioni circostanti.

Il Bangladesh ha un’emissione di anidride carbonica inferiore alla sola città di New York, ma è uno dei paesi più colpiti dal cambiamento climatico. È attraversato da 200 fiumi che, con l’aumento delle correnti dovuto dallo scioglimento dei ghiacci dell’Himalaya, corrodono le sponde erodendo gli argini. A sud del paese il livello del mare continua a innalzarsi e gli uragani sono sempre più forti e frequenti. La metà delle terre è un metro sotto il livello del mare: un innalzamento delle acque di soli 40 cm, provocherebbe la sommersione del 20 % del territorio.

Sostanzialmente il Bangladesh sta sprofondando e 4 milioni di agricoltori sono a rischio. La popolazione è costretta a migrare: molti verso i centri urbanizzati e verso la capitale, Dacca, che ufficialmente ospita 10 milioni di abitanti, ma ve ne sono molti di più.

Gli studiosi hanno mappato le isole meridionali del delta del Gange in India e registrano che due isole sono già scomparse, mentre una terza, la più grande, sta svanendo velocemente. Tutte le coste meridionali si stanno erodendo – in 30 anni hanno perso 86 chilometri quadrati di costa – ed anche qui, le poche dighe sono sommerse alla prima inondazione marina, le quali, a causa dell’acqua salata, rendono il terreno improduttivo.

I modelli climatici prevedono che senza consistenti riduzioni di CO2 l’estrema siccità sarà una costante a partire dal 2080 nel Sud Europa e in Iraq, in Siria e in buona parte del Medio Oriente.

Questi sono solo alcuni casi manifesti di come il clima del mondo stia cambiando e di come incida sul nostro vivere quotidiano che, senza ombra di dubbio, necessita un mutamento radicale. Tutti, chi più chi meno, chi più o meno colpevole, stiamo subendo, inermi, gli effetti del repentino cambiamento climatico.

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