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Stop agli inceneritori. Impariamo a riciclare

Stop agli inceneritori. Impariamo a riciclare

In Italia sono 38 gli inceneritori attivi. L’Italia è l’unico paese al mondo che ha paragonato gli inceneritori alle fonti rinnovabili, considerandoli fonti pulite e meritevoli di sussidi statali pagati tramite bollette elettriche. Gli inceneritori, in verità, ostacolano l’economia circolare, emettono molta anidride carbonica e compromettono l‘ambiente circostante. Per via di tali criticità, l’Unione Europea non è favorevole ai finanziamenti.

Purtroppo in Italia l’incenerimento dei rifiuti è aumentato del 25% dal 2008 al 2018. L’OMS afferma che negli inceneritori le alte temperature riducono le diossine, ma producono polveri fini, con nano-particelle cancerogene che potrebbero arrecare gravi danni all’uomo e all’ambiente.

Gli inceneritori possono sembrare il sistema più facile e meno dispendioso per lo smaltimento dei rifiuti ma c’è, in realtà, una soluzione concreta rivolta alla salvaguardia dell’ambiente, già testata in alcune città italiane che ha portato a grandi risultati.

Alternativa agli inceneritori: più differenzi e meno paghi

Come si può risolvere il problema dei rifiuti? Riciclare anzichè incenerire conviene come investimento. Treviso e altri 48 Comuni della sua provincia, con il Consorzio Priula, dotandosi di impianti pubblici, come la Contarina Spa, hanno abbattuto al minimo i residui non differenziati, trovando un’alternativa agli inceneritori. Come? Con la tariffa puntuale.

I cittadini separano i materiali, differenziandoli e conferendoli puliti, ottenendo così, la massima valorizzazione del rifiuto. Obiettivo è abbattere più possibile i materiali non riciclabili per dare nuova vita alla carta, plastiche, metalli, vetro e così via.

La tariffa puntuale incentiva a non sprecare e ridurre l’indifferenziato: più crei immondizia indifferenziata e più paghi. In questo modo invece si abbattono i costi di smaltimento. Con questo sistema sono i Comuni ad essere pagati e non più essi a dover pagare chi smaltisce i rifiuti.

Il trasponder

Come si può monitorare questo sistema? Grazie ad un chip chiamato Trasponder. Il chip è posizionato su ogni bidone del rifiuto non riciclabile al quale corrisponde il codice personale dell’utente. L’operatore rileva elettronicamente il peso dell’indifferenziato tramite dispositivo oppure tramite il sensore del camion che svuota i contenitori.

In questo modo i cittadini, essendo identificati, sono incentivati a rispettare le regole prestando la massima attenzione nel differenziare la spazzatura.

Ecco che, utilizzando questo sistema, si raggiungono gli obiettivi previsti dalle quattro direttive dell’UE sull’Economia Circolare. Tali direttive sono basate sul riuso dei materiali e la valorizzazione degli scarti, con lo scopo di riciclare almeno il 55% dei rifiuti urbani entro il 2025, il 60% entro il 2030 e così via.

Questo sistema è un incentivo per limitare l’utilizzo degli inceneritori, con il vantaggio di avere costi ridotti sia per il gestore del servizio che per il cittadino, oltre ad essere un’opportunità per aumentare i posti di lavoro, nonché focalizzare l’attenzione sull’economia circolare.

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