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Upcycling o riuso creativo: il nuovo modo di investire

Upcycling o riuso creativo: il nuovo modo di investire

Il termine Upcycling si traduce in riuso creativo, ossia l’oggetto scartato trova sì nuova vita ma racchiude in sé maggior valore rispetto all’oggetto o al materiale originario. L’upcycling valorizza il prodotto, senza consumare ulteriori risorse del territorio, grazie ad un design intelligente che lo rende “speciale” a livello economico, estetico e ambientale.

Ben distinto è il concetto di Recycling cioè la trasformazione dei rifiuti in prodotti adatti ad un nuovo utilizzo; si riporta indietro, cioè, un materiale nel suo ciclo di vita.

Leggi i nostri precedenti articoli sul tema del recycling per approfondire queste tematiche

La pandemia e l’industria tessile

Da tempo nel mondo della moda si parla di riutilizzo di materiali, perché la produzione degli ultimi anni ha mandato in crisi il sistema con conseguenti eccessi di stock e capi invenduti da smaltire. Tale discorso va di pari passo con il tema dell’inquinamento, della sostenibilità e della creazione di un’economia circolare.

Ogni anno si creano circa 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. Considerando che la più alta percentuale di emissioni di gas serra dell’industria della moda, proviene dalla produzione di tessuti, è indispensabile che il riutilizzo di tessuti già esistenti, diventi una pratica comune. 

Le restrizioni imposte dalla pandemia hanno spinto gli stilisti ad usare tessuti che avevano a portata di mano invece di acquistarne dei nuovi. Non stupisce che nel settore si stia scegliendo il riciclo creativo, considerando che la pandemia ha causato scorte in eccesso provenienti dalle collezioni primavera-estate 2020, per un valore stimato tra i 140 e i 160 miliardi di euro.

I vantaggi dell’upcycling

  • Evitare gli sprechi: come affermato in precedenza, l’upcycling riduce l’impatto dell’industria tessile tra i più inquinanti al mondo;
  • Unicità: grazie al riciclo creativo si rende il prodotto più esclusivo e limitato, aggiungendone valore;
  • Risparmio: non siamo più abituati ad intendere i capi d’abbigliamento come un bene duraturo. La moda fast fashion ci ha portati ad essere dei consumatori usa e getta e la vita media di un capo si abbassa notevolmente. Niente costa meno di aggiornare o modificare vestiti attraverso l’upcycling.

Conclusioni

Con la maggiore consapevolezza degli sprechi nel settore della moda, è fondamentale che l’industria tessile affronti il problema delle eccedenze in modo sostenibile.

Il brand Oltre, come tanti altri marchi, ha fatto suo questo modo di pensare. È chiaro che non si possa risolvere il problema con il solo riciclo creativo. Negli ultimi anni si è registrata una forte crescita di sensibilità nei confronti della sostenibilità, consapevoli che si tratti di un “progetto” a medio-lungo termine. Tuttavia, vedere grandi marchi scegliere finalmente l’upcycling può solo essere un passo nella direzione giusta – soprattutto se diventa la nuova rivoluzione culturale

Per approfondimenti sulla nascita dell’upcycling e tanto altro, clicca sul seguente link https://autoproduco.it/

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